venerdì 29 gennaio 2016

Le statuine di Glasstaf

Lungo la strada per il maniero Tresendar, nacque una proposta da Jonas. Si poteva approfittare della sosta a Thorduin's gate per scoprire cosa fossero le statuine custodite nella sede dei mercenari Marchiorosso e come mai Glasstaf ci tenesse tanto.
Phelaia poteva rendere invisibile Jonas, il quale avrebbe avuto un'ora di tempo per intrufolarsi nell'abitazione adibita a caserma dei mercenari.
Gli altri avrebbero atteso al maniero assieme a Reidoth.
Fu così che Jonas e Phealia si imbarcarono in un'impresa ricca di possibili imprevisti.
Arrivati al cancello di Thorduin, Phelaia fece visita a Sildar Hallwinter che nel frattempo aveva letto il diaro del nano Urmon (un'altro elemento caro a Glasstaf).
Il diaro raccontava del viaggio di Urmon verso la cittadella delle miniere dell'eco per farsi consegnare un'arma magica. La cittadella delle miniere dell'eco era un esperimento riuscito di convivenza tra gnomi e nani. In tale roccaforte venivano costruite armi magiche, che inizialmente furono fabbricate per combattere i culti pagani delle prime tribù del Vestland. Questi indigeni adoravano un dio del mare chiamato Dagon. Le miniere dell'eco erano protette da 6 guardiani, ognuno dei quali permetteva il passaggio solo se si conosceva la risposta a 6 indovinelli basati sui 6 elementi(non erano 4?!?). Nel diario non erano stati indicati i testi degli indovinelli, ma solo le risposte dei primi 3 (acqua, aria, fuoco).
Osservò Sildar, che probabilmente l'interesse per le miniere dell'eco di Galsstaf e del Ragno nero non erano solo legate alla formula della polvere nera, ma forse anche alla forgiature di armi magiche.
Gli amici attesero le ore serali per far scattare il piano di intrusione, ma non prepararono quello di fuga. Jonas invisibile sarebbe entrato nella caserma ed avrebbe cercato la stanza del comandante Glasstaf. Così fece in modo impeccabile dal tetto come fanno le streghe...dal camino.
Purtroppo il forziere era per lui troppo complesso da scassinare. Preso dal panico Jonas decise di aprire un balcone e di calare giù con una corda il forziere. Il baule ondeggiò 4 volte davanti alla finestra della mensa prima che Jonas riuscisse a tagliare la corda. Poi trascinò il baule dietro alle latrine della caserma e dalle latrine si buttò in un fosso colmo di melma. Trascinando il bottino arrivò al letamaio dell'abitazione della sarta, e odorante di mille nauseabondi odori si diresse all'emporio Moratz per incontrare Phelaia. La studiosa non aveva bisogno di vederlo, sentì giungere prima l'odore. Jonas aveva bisogno di una tenaglia per aprire il lucchetto con la forza. Phelaia frugò nell'emporio recuperando una tenaglia. Jonas riuscì a rompere il lucchetto ed a trafugare due sacchi, uno pesante con dei sassi (le statuine?) ed uno più leggero con l'inconfondibile suono di monete.
Nel frattempo a 100m di distanza, un mercenario guardò fuori dalla finestra della mensa e vide una corda penzolare. Diede subito l'allarme.